Vibratori e Big Data. La privacy?

I nostri vibratori smart ci spiano.

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Sanno tutto di noi, i nostri segreti più intimi, cosa ci piace a letto, il quando e il come. Collezionano dati su come utilizziamo il prodotto, sanno cose di noi che forse pochissime altre persone sanno, a volte nemmeno i nostri partner. Ma sarà davvero così, ci spiano?

Eppure i vibratori smart sono tra i prodotti più venduti. Sarà forse perchè ci piace poter personalizzare la modalità di vibrazione del nostro sex toy? O perchè per una coppia che vive a distanza è un modo per mantenere l’intimità e divertirsi? O perchè è di fatto comodo poter controllare il nostro vibratore tramite una app o seguire un programma di allenamento per il pavimento pelvico sincronizzato con le nostre palline vaginali grazie al nostro smartphone?

Dopo lo scoppio del caso WeVibe, l’azienda canadese leader nella produzione di vibratori accusata di collezionare dati sull’utilizzo dei loro prodotti senza il consenso degli utenti, si leggono articoli che improvvisamente ci ricordano come non sia necessario avere vibratori smart, come questi prodotti siano facilmente hackerabili e quanto sia grave l’archiviazione di dati che riguardano la nostra intimità senza consenso.

Sicuramente il punto su cui concordo a pieno è che, qualsiasi tipologia di dato personale, specialmente quelli che riguardano la nostra sessualità e intimità, proprio perchè estremamente personali, non possono e non devono essere utilizzati, collezionati o raccolti senza il consenso degli utenti. PUNTO.

Sul panico da hacking e le improvvise domande sulla necessità di avere vibratori smart, rimango più perplessa.

Gli hacker esistono e sono in grado di colpire qualsiasi azienda o settore, ne abbiamo recentemente visti casi piuttosto grossi, come l’NHS (sistema sanitario nazionale inglese) o iCloud o anche quotidiani casi minori direttamente dai nostri smartphone quando ci accorgiamo che Facebook pubblica stati a caso al posto nostro.

Eppure nessuno ha smesso di usare gli smartphone o iCloud…non si è invitato l’intero sistema sanitario inglese a tornare a carta e penna. Forse perchè in fondo sappiamo che un hackeraggio può succedere a tutti e siamo consapevoli di poter convivere con le conseguenze.

Certo, i dati sulla sessualità sono cose private ed ognuno di noi ha il diritto di scegliere con chi condividerli, considerato poi che il sesso è l’argomento tabù per eccellenza, la condivisione è di per sé problematica. Molto probabilmente e comprensibilmente l’idea di un hackeraggio di dati sul sesso spaventa molti, ma certamente, se questi dati fossero già pubblicabili o disponibili, forse anche gli hacker perderebbero il gusto di creare scompiglio e danno.

Ad ogni modo quel che è certo è che aziende e singoli consumatori, di qualsiasi settore o prodotto, possono solo mettere in atto tutti gli accorgimenti e precauzioni possibili per far si che questo non avvenga, per tutelare i dati e, per lo meno, per rendere ostico per l’hacker riuscire nel suo intento.

Mi piacerebbe però fare un po’ di chiarezza sul perchè questi dati sono vitali per le aziende e su cosa stanno facendo nel SexTech per evitare che si ripetano casi come quello di WeVibe; che tipo di dati è possibile effettivamente raccogliere e quale può essere il miglior modo per far sentire sicuri coloro che posseggono un vibratore smart?

I BigData, la linfa vitale di ogni azienda.

Raccogliere i dati è davvero un modo per spiare gli utenti, come hanno scritto spesso i giornali sul caso WeVibe? Non si tratta di spiare ma di conoscere meglio i propri clienti. Se all’interno dei dipartimenti marketing (di qualsiasi azienda in qualsiasi settore) si fosse solo interessati a spiare per il gusto ultimo di farlo, starebbero tutti a leggere Chi. In qualsiasi industria, i dati sul comportamento degli utenti sono vitali per poter offrire ai propri clienti un prodotto che li soddisfi, che si evolva con il cambiare delle esigenze, dei ritmi, della tecnologia; prodotti che siano in grado di adattarsi ai consumatori e non il contrario.

Così come vogliamo smartphone che sono più intuitivi, case più intelligenti, playlist già pronte che rispettano i nostri gusti, macchine che soddisfino ogni esigenza, vogliamo anche avere vibratori che sanno come ci piace essere stimolati, come rispondere ai nostri bisogni se siamo da soli o in coppia, come aiutare i nostri partner a farci vivere delle sensazioni appaganti. Una volta c’erano i sondaggi e le classiche ricerche di mercato, oggi ci sono i dati online. Il SexTech e le aziende che producono vibratori non fanno quindi eccezione ed hanno bisogno dei dati per poter dare ai loro clienti quello che questi vogliono.

Rispetto poi a qualsiasi altro settore, il SexTech, lavorando tutti i giorni per migliorare un campo ancora molto tabù come il sesso e la sessualità, si trova a doversi confrontare con una scarsissima quantità di ricerche di mercato, studi e analisi sul comportamento sessuale delle persone, rispetto all’enorme quantità di dati pubblici disponibili per le aziende che lavorano, ad esempio, nel fashion o nella telefonia. C’è quindi un grande bisogno di comunicazione tra aziende produttrici di vibratori e consumatori perchè ognuno possa essere soddisfatto. Il valore del mercato del SexTech nel 2020 raggiungerà i 50 miliardi di dollari e la mancanza di dati è di fatto un problema che le aziende devono imporsi di risolvere, perchè è evidente che la domanda di prodotti sempre più innovativi è reale.

I dati nel SexTech non servono solo alle aziende per produrre (e quindi vendere) di più o a fare felici i propri consumatori, sono estremamente utili anche per supportare ricerche mediche, sociali ed essere messi (in forma chiaramente anonima, quali sono) a disposizione di tutti perchè finalmente sul sesso e sulla sessualità ci sia più educazione e conoscenza.

Come vengono raccolti i dati fa la differenza

Il sesso, in qualsiasi forma esso sia, reale, mediato o virtuale, deve essere imprescindibile dal consenso, che deve essere espresso con un informato ed entusiasta SI (per citare la CPO e Co-Founder di MysteryVibe Stephanie Alys) non con un tacito assenso o la mancanza di un no.

Abbandoniamo un attimo il campo SexTech e pensiamo a cosa generalmente succede quando vogliamo scaricare una nuova app o installare un qualsiasi aggiornamento.

Ci troviamo di solito di fronte ad infinite pagine su termini e condizioni scritte in un linguaggio incomprensibile; abbiamo solo voglia di iniziare ad usare quel prodotto quindi via scorriamo in fondo, clicchiamo “accetta” e tanti saluti.

Questo è il primo problema e vale per tutte le aziende, non solo chi produce vibratori.

C’è una grande differenza tra accordo e consenso. Quello che ci chiedono spesso gli aggiornamenti è che dobbiamo dire di sì per poter usare il prodotto e quindi accettiamo le condizioni (che ci vengono anche espresse in maniera poco chiara).

Non è un consenso entusiasta ed informato.

La responsabilità di questa situazione è al 50% delle aziende che non abbandonano il linguaggio arcaico e le 1000 pagine di termini e condizioni d’uso, e per l’altro 50% degli utenti che poco responsabilmente accettano e basta.

Tornando invece al SexTech, la startup londinese MysteryVibe che produce Crescendo (un vibratore innovativo non solo perchè gli si può dare la forma che si vuole, ma anche perchè è smart ed è quindi possibile controllarlo tramite app) ha risposto a questo problema proponendo per la loro app un nuovo modello di interazione con i propri consumatori. Le parole chiave sono comunicazione, consenso ed impegno.

Crescendo è dotato di una app con la quale è possibile, al momento, controllare il proprio vibratore a distanza ravvicinata, creare le proprie modalità di vibrazione e, in futuro, sarà possibile non solo il controllo tra continenti diversi ma anche condividere queste modalità personalizzate con altri possessori di Crescendo.

Quando si installerà l’applicazione MysteryVibe il cliente verrà messo di fronte a tre possibilità che rispettano tutte le volontà:

  • Spegnere ogni dialogo tra app e vibratore. In questo modo Crescendo diventa un “semplice” sex toy e perde il controllo a distanza e gli altri plus, ma nessun dato viene trasmesso nè tra vibratore e app nè tra app e azienda.
  • Utilizzare solo il dialogo tra app e vibratore. Così facendo non c’è condivisione dei dati sull’uso del prodotto o sulle personalizzazioni con l’azienda ma rimane la possibilità di controllare il toy a distanza o creare le proprie vibrazioni tramite la app.
  • Condivisione totale dei dati. I dati sull’uso sono condivisi non solo tra app e vibratore ma anche con l’azienda e con la community di MysteryVibe.

Ogni scelta verrà spiegata, nei pro e nei contro, in modo semplice, conciso e onesto.

Stephanie, Co-Founder, in una recente intervista riguardo smart sex toys e Crescendo ha infatti ricordato come sia importante rispettare ogni volontà, quella dei consumatori che non vogliono condividere ma anche quella di coloro che invece sono entusiasti di contribuire al miglioramento di Crescendo e alla diffusione di educazione e dati sulla sessualità. E’ responsabilità delle aziende essere trasparenti nel comunicare con i propri consumatori, ottenere un reale, entusiasta e consapevole consenso e soprattutto fare il possibile perchè ci sia l’impegno dell’azienda nel continuare a preservare questo rapporto ed evitare, per quanto possibile, incidenti.

C’è quindi la possibilità di superare, in ogni settore, questa fase di poca chiarezza tra aziende e consumatori, quel vorace e troppo spesso non consapevole click  su “accetto”, ma deve esserci la volontà entrambe le parti, le aziende devono essere trasparenti, i consumatori responsabili e consci di cosa stanno accettando.

Quali sono i dati che le aziende vedono?

Su questo c’è spesso molta confusione. I dati che vengono raccolti dall’azienda e/o utilizzati internamente o pubblicati o condivisi con terze parti sono in forma totalmente anonima e non identificabile.

Per quanto riguarda i vibratori sono di tre tipologie:

  • Utilizzo: che modalità vengono usate, quando, temperature, intensità
  • Profilo: le tue impostazioni preferite, le modalità condivise
  • Video/Audio: in futuro con la realtà virtuale ci sarà anche la possibilità di collezionare queste tipologie di file

Dopo il caso WeVibe molte aziende, oltre a WeVibe stessa, si stanno attivando per essere sicure di avere un rapporto con i propri consumatori trasparente, onesto e chiaro. Come azienda che seleziona solo i migliori vibratori ma anche i più tecnologici, a Pureeros siamo molto attenti alla sicurezza e alla privacy e seguiamo con attenzione come le aziende produttrici stanno affrontando l’argomento; l’approccio di MysteryVibe mi sembra decisamente un grande passo avanti.

Non a tutti piacciono i vibratori smart, ed è comprensibile. Se non siete disposti ad accettare la possibilità, più o meno remota, che i dati possano essere hackerati, è del tutto ok; quello che conta è che siate messi nelle condizioni di capire e accettare o no.

Ci sono anche tanti altri consumatori che invece adorano i vibratori smart! A tutti questi ricordo di essere un po’ più pazienti e attenti ai termini d’uso delle aziende produttrici quando comprano un nuovo vibratore. Lo so che la voglia di provarlo in quel momento è molta e spero che questo processo diventi a breve veloce e chiaro come ha proposto Stephanie, ma nel frattempo, siate responsabili, date un vero consenso!

 

VSC

DI VIRGINIASOFIA CERRONE
DIRETTRICE