NewSex Episodio 8: La rivoluzione dei Sexbot

Un recente studio ha predetto che, nel 2045, un giovane su dieci farà sesso con un robot.

Wow, il 2045 è dietro l’angolo. Se penso ad un’ipotetica classe del liceo di un mio ipotetico figlio… vuol dire che almeno 3 persone avranno questo tipo di rapporti. C’è più probabilità di fare sesso con un robot che di avere compagni di classe con i capelli rossi!!

Vi sentite spaventati? Incuriositi? Sotto shock?

Alcune delle tematiche che più frequentemente vengono affrontate in tema di sexbot sono: “ma andare a letto con un sex robot è tradire?”, “che ne sarà dell’intimità con una macchina?”, “ma fino a che punto possono sostituire una persona?”. Prima di addentrarci in tutto questo, direi di cercare di definire meglio cosa sia un sexbot e fino a che punto la robotica è arrivata a perfezionare queste macchine.

A pensarci bene i robot li abbiamo visti in diversi film, pensiamo ad Austin Powers, Ex machina, Blade Runner, Star Trek. Anche la più recente serie, Black Mirror, prodotta da Netflix, ci ha fatto vedere esattamente cosa può essere un real robot (e stranamente, o forse finalmente, in questo caso è pure un maschio! Su questo tema torno dopo).

Credo però che, se vi dico La fabbrica delle mogli (Stepford Wives), nella versione di Oz del 2004 con Nicole Kidman e Glenn Close, inizierà ad essere più chiara l’idea di cosa sia un sexbot. E devo ammettere che le mogli robot perfette ricordano moltissimo il più sviluppato modello di sexbot che si può trovare oggi sul mercato.

Al di là di un orgasmo a metà tra una sirena e un bollitore, lei rende molto l’idea.

Un sexbot è un robot a sembianze umane con cui è possibile avere rapporti sessuali.

Tutto è studiato nei minimi dettagli perchè sia il più umanoide possibile, dai capelli, alla forma del corpo al colore e alla morbidezza della pelle. Chiaramente, i modelli più avanzati, che sono oggi venduti da un’azienda americana, RealDoll, sono personalizzabili fino nei più piccoli particolari (perfino il colore dello smalto!). Il prezzo varia dai 5000$ fino ai 15.000$ a seconda delle personalizzazioni.

sexbot(A sinistra una protagonista di La fabbrica delle mogli, a destra un sexbot RealDoll)

Ma quanto intelligente è un sexbot? Quanto agisce o reagisce agli input esterni?

Matt McMullen, il fondatore di RealDoll, da anni lavora a programmi di Intelligenza Artificiale da poter installare all’interno dei robot. Questi programmi vi permetteranno di creare la personalità del vostro sexbot scegliendo tra una serie di indicatori che potete regolare a vostro piacimento. Da qui poi il sexbot è in grado di memorizzare conversazioni o avvenimenti, tipo se preferite la pizza o un hamburger, avere espressioni e movimenti facciali coerenti con le emozioni fino ad essere in grado di percepire in che ambiente si trova per poter adattare il suo comportamento.

Tra quanto tutto questo sarà davvero possibile?

Praticamente domani. Entro fine dell’anno l’azienda infatti ha in programma di lanciare sul mercato questo nuovo software/app per le proprie robot.

E’ più che comprensibile che, di fronte all’idea di poter in qualche modo comperare e personalizzare a nostro piacimento un’ipotetica partner, si rimanga alquanto perplessi o forse affascinati. Che cosa succede in una società dove molti si potranno permettere di comperare un sexbot? I rapporti tra persone “vere”, l’intimità propria dei rapporti umani e di coppia svanirà?

Quanto effettivamente un robot perfetto può sostituire un umano?

Nonostante l’intelligenza artificiale ed emozionale stia facendo enormi progressi, molti esperti dubitano che i sexbot potranno effettivamente raggiungere quel livello di perfezione, o meglio di imperfezione umana tale da essere possibile non distinguere una macchina da un umano.

Perchè, per quanto possa momentaneamente essere splendido avere a fianco un qualcuno/cosa che corrisponde eo risponde perfettamente a quello che vorremmo, le relazioni umane sono fatte di imprevedibilità, empatia, perseveranza, scontro, confronto. La perfezione in realtà annoia, perchè esce da quello che è intrinseco nella natura umana, di per sè imperfetta.

Ma se un domani il vostro partner comprasse un sexbot, lo vivreste come un tradimento?

Da un certo punto di vista è pur sempre una macchina, come può essere un vibratore (o un masturbatore nel caso dell’uomo), con la quale vivere un momento di autoerotismo. C’è forse la paura che il partner possa apprezzare un robot più di voi? Un qualcosa di perfetto, con tutte le curve al posto giusto, diciamo la copia del suo ideale femminile. Comprensibile paura. O forse è il nuovo elemento di interazione, azione-reazione, che spaventa perchè si potrebbe confondere la realtà con la macchina e sviluppare una sorta di legame con il sexbot? Molte donne forse direbbero di si.

Senza considerare il fatto che ovviamente queste bambole sono la materializzazione della donna fisicamente perfetta-ideale e idealizzata e in una società come la nostra, dove le donne sono sottoposte a continue pressioni perchè il diverso e l’imperfezione non sono accettati, l’esistenza dei sexbot certo non aiuta.

Volendo invece vedere la cosa da un altro punto di vista, quello delle relazioni a lungo termine, forse i sexbot possono costituire una rapida e facile soluzione ad alcuni fisiologici problemi della vita di coppia. In una ricerca americana iVillage di qualche anno fa, il 57% delle donne sposate ha dichiarato di avere rapporti sessuali in quanto “obbligo” nei confronti del partner. L’intimità, il sesso e la sessualità di coppia variano nel corso del tempo; provare attrazione fisica per qualcuno di esterno alla coppia è umano ma spesso causa situazioni di tradimenti e di crisi comunque dolorose. E se i sexbot potessero evitare tutto questo? Potrebbero forse essere utili a quel 57% di donne che così non si sforzerebbero ad assecondare il marito o al partner per sfogare un bisogno senza però andare a rompere un legame?

Viene da chiedersi, se ci siano degli utilizzi dei sexbot diciamo senza effetti collaterali o meglio che potrebbero davvero rivoluzionare positivamente alcune situazioni?

Ebbene si, solo che spesso di fronte a delle rivoluzioni tecnologiche con un impatto sociale spiazzante, si tende a non vederle.Pensiamo ad esempio alle persone disabili o malate. Purtroppo queste persone ancora oggi vengono, troppo spesso, private di esperienze fondamentali come il sesso e non si pensa che possano o vogliano vivere, come tutti gli altri, la loro sessualità. In alcuni paesi esistono gli assistenti sessuali (come in Germania, in alcuni casi pagati dallo stato) ma utilizzare i sexbot in questo ambito potrebbe ad esempio portare benefici alle persone disabili in tanti paesi dove gli assistenti sessuali non sono contemplati, fermo restando la fondamentale necessità di rapporti umani.

I sexbot potrebbero essere utilizzati anche come supporto nel trattamento di persone che hanno problemi relazionali gravi, oppure anche semplicemente nell’assistenza di persone con difficoltà. L’avere un aspetto umano, al di là dell’essere più o meno sexy o dell’essere effettivamente usati per rapporti sessuali, può aiutare a creare un’empatia che faccia sembrare la macchina meno macchina e più persona.

Veniamo ad un ultimo, direi molto interessante punto: perchè la maggior parte dei sexbot di cui si sente parlare e che esistono sul mercato, sono super provocanti-sexy-perfette-donne?

E’ forse perchè gli uomini sono più inclini delle donne a comprare un sex robot? O è forse perchè il mondo della robotica è quasi totalmente maschile e quindi i prodotti rispecchiano quelli che sono i desideri e gli stereotipi maschili?

E’ in qualche modo intrinseco nella società e nelle rappresentazioni cinematografiche (incluse quelle che ho sopra citato) una visione dei robot come femminili, donne-oggetto, seduttive e pronte a rispondere agli input dei loro creatori, spesso maschi.  C’è una necessità di assegnare un gender ad una macchina, che per definizione ne è priva, e nella maggior parte dei casi, il genere è quello femminile. Guardiamo rapidamente anche alle nuove Artificial Intelligence Assistants (Siri, Cortana, Alex etc..): sono tutte donne.

L’industria parte quindi da alcuni presupposti: i principali consumatori di sexbot sono maschi eterosessuali e i robot devono avere delle sembianze umane per far si che si sviluppi una sorta di affettività, empatia con loro. Non voglio discutere se questi presupposti siano corretti o meno, ma limitarmi a pensare: ma se le consumatrici di sexbot fossero donne, ci sarebbe davvero bisogno o no di queste caratteristiche?

Quali sono le ragioni per cui le donne potrebbero volere un sexbot?

Statisticamente le donne sono più propense degli uomini a ricorrere a macchine, altresì detti vibratori, per il loro piacere. La maggior parte dei sex toys infatti sul mercato si rivolge ad un pubblico femminile, e il settore dei vibratori per uomo si ha iniziato a svilupparsi solo recentemente. Inoltre negli ultimi trend nel mercato delle “macchine per il piacere” dedicate alle donne c’è molto poco realismo, moltissima tecnologia e una grande attenzione al design.

Insomma, i vibratori di oggi sono oggetti belli da vedere, discreti e molto performanti. Se volete farvi un’idea guardate su Pureeros.

La giornalista Chelsea G.Summer in un pezzo per Vice riassume perfettamente alcuni ottimi motivi per cui le donne potrebbero essere consumatrici di sexbot.

“Let’s take as given that women already buy and use sex toys and that, whether because of nature or nurture, we have more flexible sexualities. Now let’s add the facts that women’s male partners die earlier, that women are critiqued more harshly for casual sex, that women can get pregnant, that women experience higher rates of rape and domestic assault, and that lots of women have a hard time having an orgasm from penis-in-vagina sex. Hold all this in our heads, and we get a glimpse of why women would be the consumers of sexbots.”

“Diamo per assodato che le donne già comprano e usano sex toys e che, per natura o per educazione, noi donne abbiamo delle sessualità più versatili. Ora, aggiungiamo il fatto che gli uomini hanno una prospettiva di vita inferiore alle donne, che le donne sono criticate e giudicate dalla società se hanno più partner, che possono rimanere incinte, che subiscono più alti tassi di stupri e violenze degli uomini e che, infine, molte donne trovano difficile raggiungere l’orgasmo solo attraverso la penetrazione, facendo la somma, abbiamo già una serie di ragioni per cui sarebbero consumatrici di sexbot.”

Ma allora esistono sexbot maschi? Oh si esistono! Si chiamano Michael, Nick e Nate, sempre by RealDoll, ma non hanno però disponibile il software di intelligenza artificiale di cui parlavo prima perchè almeno per ora, verrà installato sono nelle donne.

E dovendo essere obiettive, ci sono alcuni esempi di sexbot maschili anche nel modo cinematografico. Uno è Black Mirror, dove la protagonista di uno degli episodi, dopo la morte improvvisa del ragazzo, ordina un sexbot a sua immagine e somiglianza.

L’altro è il mitico Gigolo Joe, di AI. Uno splendido Jude Law che ci dà un avvertimento:

“Once you’ve had a lover robot, you’ll never want a real man again.”

Ad oggi, caro Jude, io preferirei sempre te in carne e ossa.

VSC

DI VIRGINIASOFIA CERRONE
DIRETTRICE